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artista del mese: Scissor Sisters

Correva l'anno 2009 e Jake Shears si trovava a Berlino. Per ballare. “Alcune sere guardavo il pubblico e non aveva età. Non riuscivo a capire in quale decennio ci trovassimo.”

Tutto questo avveniva tre anni dopo l'uscita del secondo album degli Scissor Sisters (che, come il predecessore, vendette oltre un milione di copie nel solo Regno Unito) e un anno prima dell'uscita del loro terzo lavoro. Mentre osservava l'assembramento di corpi, Jake ebbe la scintilla di ispirazione che si sarebbe tramutata nel cuore di «Night Work», un nuovo disco dinamico, caratterizzato da incredibili passi di ballo e con una capacità sovrumana di tirare tardi la notte. Senza risparmiarsi con le canzoni, «Night Work» è un disco molto notturno con un'anima senza tempo. “È un disco da sogno” dice Jake. “Ha tutto ciò che non siamo riusciti a esprimere in precedenza.”

Raramente abbiamo assistito a un ritorno sulle scene più euforico del primo singolo «Fire With Fire», un epico racconto di battaglie perse e vinte, strappando la vittoria dalle fauci della sconfitta. “Parla dell'orrore e delle preoccupazioni che si affollano nella tua mente quando il tempo passa e le cose sembrano allontanarsi e i minuti passano e tutto sembra peggiorare”, spiega Jake. “È una ribellione nei confronti dei pensieri autodistruttivi. So riconoscere una buona canzone perché mi fa scendere le lacrime quando la ascolto e questa mi ha fatto piangere un paio di volte. In modo imbarazzante. È trionfante, è una canzone per tutti, non può certo dirsi subdola e, personalmente, la adoro.”

Inno alla beatitudine, dedicato all'affrontare le sfide, senza perdere se stessi, senza rinunciare al controllo fino alla vittoria finale, «Fire With Fire» è una celebrazione dello spirito umano, ma è anche una pura celebrazione del fatto che Jake, Ana Matronic, Babydaddy e Del Marquis hanno completato il loro terzo disco. Mentre il predecessore di questo album, dal titolo piuttosto allegro di «Ta-Dah», mascherava un umore di fondo improntato al pessimismo, «Night Work» è un inno alla voglia di ballare, anche se questa volta manca quella che Babydaddy descrive come “insensata confusione”. Ad esempio, ci sono gli applausi, ma non i richiami al jazz. L'atmosfera sdolcinata, spiega Jake, “nell'ultimo album è stata sostituita da una più sinistra, che personalmente ADORO. È sinistra in modo molto sensuale e carica di piacere. Buona parte dell'album parla del superare i propri limiti e di andare troppo lontano”. L'album si apre con una canzone che inneggia alla voglia di uscire, «Night Work» per chiudersi, undici brani più tardi, non con una malinconica ballata, ma con un'esplosione di ritmo e luci perfetta per la pista da ballo: «Invisible Light». A differenza della maggior parte dei dischi, che tendono a rallentare verso la fine, questa è una notte che non vuole finire, anche se ci ha messo un po' prima di entrare nel vivo.

La storia di «Night Work» è iniziata dopo il concerto alla O2 Arena di Londra, nel 2007, quando il gruppo entrò in studio per diverse settimane. Il nuovo disco avrebbe potuto essere pronto due anni fa, ricorda Babydaddy. “Avevamo molto materiale, ma non avrebbe avuto senso. Volevo che gli Scissor Sisters tornassero in scena solo se c'era un valido motivo, supportato da un valido cambiamento.” “Non aveva un senso”, prosegue Jake, “e non sapevamo esattamente cosa volevamo dire.” Per questo il gruppo decise di provare qualcosa di nuovo. Babydaddy imparò a dipingere, Ana si lanciò nella scrittura creativa e Del compose musica per conto suo. Jake scrisse un musical, ma andò anche a Berlino. Andò a ballare, si arrese alla città, perse il senso del tempo nel bel mezzo di una pista da ballo e, mentre si chiedeva che anno fosse in realtà, pensò: se, ad esempio, fosse il 1984, cosa succederebbe adesso? “E così ho iniziato a pensare a New York e alla scena dei club di New York dagli anni '70 agli anni '80. Il progressive era il movimento più diffuso e qualcosa di infuocato stava succedendo. E poi morirono tutti. La festa non avrebbe potuto interrompersi in modo più drammatico. Un'intera generazione venne annientata. E una delle domande che mi sono fatto è stata: dove stava andando quella musica? Sylvester, Frankie, dove era diretto quel tipo di musica? Che sarebbe successo se la musica non fosse morta? Cosa sarebbe successo se avessimo ripreso dal punto esatto dove tutto era finito? Ero curioso di sapere come sarebbe stata una musica di quel tipo.” E fu così, in quel millesimo di secondo, che nacque «Night Work».

“Quando Jake mi raccontò di questo momento, capii che avevamo in mano qualcosa per ricominciare”, ricorda Babydaddy e, grazie anche a quello che descrive come l'arrivo “a lungo atteso” del produttore Stuart Price nel giugno 2009, l'album esplose. Il gruppo incontrò Stuart a Berlino e ascoltarono insieme la musica già registrata. In seguito, Stuart comunicò la propria filosofia alla band: “I dischi devono riprodurre lo spirito con cui vengono incisi. Deve essere un lavoro divertente”. Price aveva subito individuato il problema. Come amico di lunga data del gruppo e collaboratore occasionale fin da quando gli Scissors supportarono il suo gruppo in tour nel 2004, era la risposta che cercavano e che era sempre stata lì. “Era come tornare in sella a un tandem sapendo esattamente come guidarlo, con qualcuno di cui ti fidi, senza preoccuparti che freni all'improvviso e che ti sbalzi fuori dal sedile posteriore”, ricorda Ana. Tuttavia, l'idea che sarebbe stato un processo facile svanì presto: Price fece lavorare il gruppo più duramente che mai, eliminando all'istante le canzoni che non funzionavano e continuando a perfezionare quelle che andavano bene.

“«Fire With Fire» è stata la svolta”, spiega Babydaddy. “Jake sentiva che poteva prendere il controllo e dire ciò che voleva.” Ana ricorda che tutto le fu finalmente più chiaro “quando insieme capimmo che non dovevamo incidere nuovamente lo stesso disco. Non ci doveva essere un lato A e un lato B con una ballata ciascuno. In realtà, incidere una ballata non era proprio necessario...” Per questo non ci sono ballate: «Night Work» è un disco dance. Non c'è solo elettronica, ma il sound di un gruppo che si diverte in sala prove, come è evidente in brani come «Any Which Way». Ma è fondamentalmente un disco per club, al contempo più avanzato dei suoi predecessori e con uno spirito e atteggiamento molto più giovane. E poi c'è «Running Out», un'ode alla capacità di autodistruzione che sembra insita nell'umanità (secondo Ana) o ai “ragazzi squattrinati in un club, alla disperata ricerca di droghe sul pavimento” (secondo Jake). «Sex and Violence» si ispira ad American Psycho e Jake la descrive come “una specie di ballata elettronica per assassini”. «Something Like This» si crogiola nel proprio rutilante ritmo robotizzato.

“«Night Work» ci riporta alle nostre origini più autentiche. È la nostra quintessenza.” Questo brano raccoglie influenze di prim'ordine da Giorgio Moroder a The Cult, dai Frankie Goes to Hollywood agli ZZ Top, ma dopo tre album gli Scissor Sisters hanno ormai centrato il proprio sound e sanno come far rivivere la magia che li ha portati dai malfamati bar gay di New York alla Royal Albert Hall. Forse in modo non casuale, questa volta il sound è meno da Albert Hall e più da Principe Alberto. Questo spirito è catturato egregiamente nell'ultimo brano del disco, «Invisible Light», una canzone che ricorda i Pink Floyd nel Pleasuredome, con tanto di folla rumorosa e corni da rave, e dove non manca un monologo di Sir Ian McKellen, prima di salire verso il cielo dopo un intervallo che ha richiesto due mesi di lavoro e che sicuramente resterà ben piantato nella testa di numerose generazioni di frequentatori di club. “In pratica, racchiude quel momento quando ti senti al massimo, quando voli alto e pensi che quella sensazione ti accompagnerà per sempre” spiega Jake.

Come ci si sente a essere Scissor Sisters nel 2010? Babydaddy ha la risposta. “Ci sentiamo” afferma “davvero pronti.”

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titolo:
Fire With Fire
artista:
Scissor Sisters
durata:
4'13''
Fire With Fire

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